20 maggio 2011
Ho mandato qualche curriculum alle aziende della zona, senza molta convinzione. In realtà vorrei fare un’esperienza fuori dall’Italia… chissà, magari trovo una fattoria in Irlanda e vado a lavorare lì sei mesi! L’idea mi alletta molto.
30 maggio 2011
In tarda mattinata è arrivata la telefonata del signor L., che mi invitava a fare un colloquio nell’azienda neonata di cui si occupa, la The Wool Box Company. Una realtà unica nel suo genere, quasi a chilometro zero, perché soltanto a Biella si effettuano tutte le lavorazioni della lana. La filosofia dell’azienda, mi ha detto, è garantire al cliente che i prodotti in vendita sono totalmente tracciabili a partire dalla pecora, dall’allevatore, alle fabbriche di lavorazione, fino alla borsa di feltro o al filato da sferruzzare.
Più per curiosità che per vero e proprio interesse ho accettato di andare. Vedremo cosa ne salta fuori.
Più per curiosità che per vero e proprio interesse ho accettato di andare. Vedremo cosa ne salta fuori.
2 giugno 2011
Devo dire che è stato il colloquio più bizzarro cui abbia mai presenziato. L’azienda si trova a Miagliano, sopra ad Andorno, in montagna, a quindici minuti di curve da Biella. La sede è ospiatata negli uffici di una vecchia struttura del 1850, nata come cotonificio e poi adattata a lanificio circa un secolo più tardi. Come quasi tutte le fabbriche della zona, anche questa è stata costruita sulle sponde di un torrente, il Cervo.
Ho suonato il campanello e la voce squillante della segretaria mi ha spiegato dove andare. Mi è piaciuta subito: una donna vivace e solare, sempre sorridente. Ho finalmente incontrato il signor L., che mi ha invitata a entrare in un salone e a sedermi ad un tavolo di legno, con sedie da laboratorio scolastico (durissime e scomode!). Tutti intorno, persino appesi ai pali di sostegno, erano esposti prodotti di ogni genere: un pastrano nero, un paio di tappeti dall’aria ispida, borse, capi d’abbigliamento e non, tutto in lana o feltro. Tutti fatti a mano, come mi è stato spiegato in seguito.
Il signor L. ha parlato per la maggior parte del tempo, chiedendomi poche cose, per lo più della mia esperienza in Australia. Poi mi ha portata a vedere la vecchia fabbrica e devo dire che è stata un’esperienza affascinante! I piani superiori sono diroccati e abbandonati, come la maggior parte delle vecchie strutture del Biellese. Ma il piano inferiore ha un’architettura fin troppo simile a quella di una cattedrale per non far venire i brividi… Faceva freddissimo lì sotto, e dai vetri rotti delle finestre a sesto acuto, altissime e maestose, entrava il rumore dell’acqua. L’umidità penetrata attraverso le pareti, per metà in pietra e per metà in mattoni pieni, riempiva l’aria, con un pungente odore di muschio. Il mio visionario interlocutore parlava di restauri e mostre, ristorante e parcheggio per i pullman, e io, allibita, seguivo quella fantasia dandole forma nella mia mente e, accidenti, quello scenario sembrava quasi fattibile se non reale!
Dopo quasi due ore, ancora stordita da quel viaggio nel passato, ho ripreso la macchina e sono tornata a casa, non del tutto sicura di cosa pensare. Ora devo capire se questa esperienza non rischi di rivelarsi un buco nell’acqua oppure possa essermi utile.
Ho suonato il campanello e la voce squillante della segretaria mi ha spiegato dove andare. Mi è piaciuta subito: una donna vivace e solare, sempre sorridente. Ho finalmente incontrato il signor L., che mi ha invitata a entrare in un salone e a sedermi ad un tavolo di legno, con sedie da laboratorio scolastico (durissime e scomode!). Tutti intorno, persino appesi ai pali di sostegno, erano esposti prodotti di ogni genere: un pastrano nero, un paio di tappeti dall’aria ispida, borse, capi d’abbigliamento e non, tutto in lana o feltro. Tutti fatti a mano, come mi è stato spiegato in seguito.
Il signor L. ha parlato per la maggior parte del tempo, chiedendomi poche cose, per lo più della mia esperienza in Australia. Poi mi ha portata a vedere la vecchia fabbrica e devo dire che è stata un’esperienza affascinante! I piani superiori sono diroccati e abbandonati, come la maggior parte delle vecchie strutture del Biellese. Ma il piano inferiore ha un’architettura fin troppo simile a quella di una cattedrale per non far venire i brividi… Faceva freddissimo lì sotto, e dai vetri rotti delle finestre a sesto acuto, altissime e maestose, entrava il rumore dell’acqua. L’umidità penetrata attraverso le pareti, per metà in pietra e per metà in mattoni pieni, riempiva l’aria, con un pungente odore di muschio. Il mio visionario interlocutore parlava di restauri e mostre, ristorante e parcheggio per i pullman, e io, allibita, seguivo quella fantasia dandole forma nella mia mente e, accidenti, quello scenario sembrava quasi fattibile se non reale!
Dopo quasi due ore, ancora stordita da quel viaggio nel passato, ho ripreso la macchina e sono tornata a casa, non del tutto sicura di cosa pensare. Ora devo capire se questa esperienza non rischi di rivelarsi un buco nell’acqua oppure possa essermi utile.
8 giugno 2011
Stamattina ho firmato il contratto. L’appuntamento era alle 9.30, ma ero talmente eccitata che mi sono svegliata prestissimo e sono arrivata sul posto con quasi un’ora di anticipo. Sono andata a fare colazione in un bar, ho letto il giornale, ma sembrava che il tempo non passasse mai. Alla fine è arrivato il signor L. e abbiamo fatto tutto in meno di mezz’ora.
Inizierò domani. Non vedo l’ora.
Inizierò domani. Non vedo l’ora.

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