9 Giugno 2011
Qui alla The Wool Box Company la sistemazione delle scrivanie è un po’ precaria: gli “uffici” consistono in un lungo salone con il soffitto alto 4 metri, diviso in due da uno scaffale in legno, tanto grande quanto brutto, che per il momento è tutto quello che possiamo usare per ordinare i capi in arrivo. Qua e là, qualche reliquia tessile, come un telaio a mano piazzato al centro della stanza e qualche altro ammennicolo risalente più o meno alla stessa epoca (erano poi i macchinari che mia nonna usava per tessere quando lavorava in fabbrica!). Un televisore e uno stereo con relative casse sono situati sul lato luminoso del locale, mentre le scrivanie e gli scaffali se ne stanno nascosti dalla vista nell’angolo più buio, tra altri mobili di dubbia utilità e materiale di cui non conosco nemmeno l’utilizzo.
Tutto il resto del salone è occupato dall’esposizione di capi provenienti da ogni dove, lavorati a mano e tinti con colori naturali o senza tintura alcuna. Ci sono coperte, gilet, tappeti, ponchos, soprammobili, abiti di ogni forma e colore, con indicati accanto l’autore e la provenienza. Uno spettacolo che ogni volta mi lascia a bocca aperta.
Il mio lavoro è tutt’altro che pesante. Peccato dover andare via domani… ho appena iniziato! Ma il mare mi aspetta, e speriamo che non piova.
13 giugno 2011
Oggi il signor L. non c’è e sarà fuori sede anche nei prossimi giorni. Poco male: nel frattempo sono stata affidata al magazzino dove viene scelta la lana. Ho accolto con sollievo l’idea di dovermi allontanare dall’ufficio per qualche giorno (soprattutto perché cominciavo ad avere freddo seduta alla scrivania, nel mio angolino poco illuminato) e poter toccare con mano il materiale inviato dagli allevatori.
Il primo impatto con il forte odore di pecora non è stato piacevole, ma dopo pochi minuti mi sono abituata, e non mi dava più fastidio. Così ho iniziato a scartare lana in magazzino con il signor M., e ancora non mi spiego come non sia impazzito lavorando per tutto questo tempo da solo, senza musica né rumori, tranne quello del muletto quando deve spostare balle o casse di lana. Io, nei dieci minuti in cui sono rimasta da sola, sono corsa a prendere il lettore Mp3, perché il silenzio che c’era li dentro mentre ero intenta a dividere i velli delle pecore era talmente assoluto da fare male alle orecchie.
Quando si è in due, invece, lavorare diventa veloce e piacevole, ed è anche piuttosto semplice. Si prende con il muletto uno dei grossi sacchi pieni di lana (balle) che vengono ammucchiati all’arrivo su un lato del magazzino, divisi per allevatore, si posa il sacco sul tavolone, lo si apre, e man mano si fa uscire la lana. In un sacco medio ci sta circa un quintale di lana, ma è poi tutta ancora da dividere.
Ho anche scoperto che non solo ogni allevatore ha pecore diverse, ma anche che ognuno fa della lana un po’ quello che gli pare! Per esempio, il primo che ho visto lo immagino un tipo molto meticoloso, che porta spesso le pecore al pascolo. Perché? In primo luogo i sacchi erano tutti di nylon. È importante che sia così, perché nonostante sia più costoso del polipropilene, il nylon tinge con gli stessi colori della lana, quindi il filato non sarà pieno di fibre aliene dai colori più disparati, come nel caso di lana chiusa in sacchi di polipropilene. Poi ogni sacco era stato accuratamente rammendato nei punti in cui si era lacerato, e la lana al suo interno era profumata e pulita, grossolanamente suddivisa in neretta (la lana delle pecore scure) e ordinario (le fibre più comuni, non troppo corte né lunghissime).
Io e il signor M. abbiamo separato ulteriormente quella lana, mettendola in grosse casse di plastica, suddivisa in fibre corte, lunghe fini, ordinarie, punte spesse (nelle zone come sotto la pancia le fibre sono più grossolane ed ispide), pelo morto (importante, perché se lasciato in mezzo alle altre fibre renderebbe il filato pungente, e poi non tinge, rimanendo bianchissimo), pezzame (fibre troppo rovinate o sporche) e poco altro, in base al tipo di materiale. Lavorare con questo tipo di lana è stato veloce e quasi divertente!
14 giugno 2011
Ieri ho parlato troppo presto. Dopo aver terminato la scelta della lana iniziata ieri, abbiamo attaccato speranzosi i sacchi di un altro allevatore, ma il nostro ottimismo è ben presto scemato. I sacchi si presentavano già in modo totalmente diverso: alcuni erano addirittura di carta e gli altri, di cui pochi in nylon, erano rotti, con la lana che usciva dagli squarci come da grosse ferite.
Abbiamo aperto i primi due sacchi di carta marrone sul tavolo e siamo stati investiti da un penetrante odore di ammoniaca. La lana puzzava di stantio ed era umida, e doverci infilare le dita in mezzo non è stato un vero piacere… Abituarsi non è stato facile, e l’operazione di divisione era molto più lenta. Alla fine della giornata ero sinceramente contenta di andare a casa a farmi una doccia!
Domani spero di non dover più lavorare con lana come quella.
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